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SICILIA, VAL DI NOTO, SOTTO I GIACIMENTI CULTURALI I GIACIMENTI DI PETROLIO


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Comincia tutto nel 2004 quando l’ex Assessore per l’industria della Regione Sicilia, Marina Noè, in attuazione della legge regionale 3 luglio 2000, n. 14, autorizza la società americana Panther Resources a ricercare nell'area sud est dell'isola «idrocarburi liquidi e gassosi».

La concessione include un territorio di circa 746,37 kmq e 15 comuni distribuiti tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania. Nella lista dei comuni si trova anche Noto, capitale dell'omonimo Val di Noto, celebre nel mondo per le bellezze naturali e per l'architettura barocca, inserita nel 2003, dall'Unesco, nella World Heritage List .

Tra le motivazioni addotte si legge: “Le città del Val di Noto rappresentano l'apice e la fioritura finale dell'arte barocca in Europa”.

Tutto ciò non basta per proteggere questo tesoro. Infatti, nel disciplinare di concessione, la Panther Oil e altre compagnie come la Edison, la Sarcis l’ Eni e la Anshutz, ...potranno costruire, esercire e mantenere un sistema, parziale o completo, di serbatoi e di condotte.

La Phanter, con investimenti di 40 mln di euro, in un massiccio piano di lavori articolato sui sei anni previsti dalla concessione, può effettuare nel:
1- Primo anno: studi, ricerche.
2 - Secondo anno: studi, servizi trivellazione e attrezzature del primo pozzo.
3 - Terzo anno: (...) trivellazione e completamento terzo pozzo, prove complete pozzi.
4 - Quarto anno: trivellazione e completamento pozzi 4-9.
5 - Quinto anno: trivellazione e completamento pozzi 10-15.
6 - Sesto anno: trivellazione e completamento pozzi 16-21.

Un progetto talmente articolato da suscitare due domande:

1) Quali sono i punti esatti nei quali la Panther pensa di trivellare?

2) Quale documento può tutelare il territorio di Val di Noto qualora la Phanter decida di passare dal gas al petrolio e realizzare tutte le opere previste dal disciplinare?

Dal canto loro i responsabili della Phanter non sanno indicare i punti precisi dove scavare in quanto una definizione a priori è impossibile ed, essendo una ricerca, ci si dovrà regolare di volta in volta.

Dunque potrebbero scavare ovunque, anche sotto le belle chiese di San Sebastiano o di San Paolo.

La decisione della giunta regionale aveva suscitato molte polemiche e tante proteste da parte dei cittadini dei comuni interessati, organizzati in numerosi comitati, tanto da far sospendere temporaneamente le operazioni di ricerca e scavo.

Il 4 agosto 2005 in sede di consiglio regionale, in piena estate, l’emendamento dell’assessore al Turismo Fabio Granata che poteva bloccare definitivamente ogni tipo di attività della Panther e’ stato respinto.

Di fatti l’articolo 2 della legge, in cui si proteggeva la Val di Noto, è stato bocciato con 27 voti contrari e 26 favorevoli , risultato ben diverso dalla successiva approvazione della legge avvenuta qualche giorno dopo (solo 12 voti contrari su 47).

Intanto le trivellazioni della Phanter, che prima sembravano bloccate, continuano indisturbate. Ma i cittadini non ci stanno e si ribellano e si mobilitano contro questi atti che sanno tanto di sfruttamento di un territorio che ha ben altra vocazione.

Circa un anno e mezzo fa è nato un Comitato che si oppone alle trivellazione dando vita a diverse iniziative di sensibilizzazione e di lotta come la manifestazione del 5 novembre scorso che ha visto coinvolte numerose associazioni quali il WWF, Italia Nostra, Greenpeace ecc.

Il Comitato ha promosso una petizione che può essere sottoscritta direttamente on-line sul suo sito oppure si può scaricare il modulo e raccogliere le firme nel proprio comune o quartiere.

La Val di Noto ha già scelto il suo modello di sviluppo, uno sviluppo ecosostenibile, fondato su una agricoltura di qualità, sulla tutela dell’ ambiente e sulla promozione del turismo. Di idrocarburi non se ne vuole sentire più parlare.

PROTEGGIAMO IL NOSTRO PATRIMONIO CULTURALE.

SALVIAMO IL BAROCCO DEL VAL DI NOTO.

FIRMIAMO LA PETIZIONE CONTRO LE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE

Link

Comitato contro le trivellazioni: http://www.comitatocontroletrivellazioni.tk/

PER FIMARE LA PETIZIONE:
1) ENTRARE NEL SITO CLICCANDO SUL LINK E POI SU: Continua Comitatocontroletrivellazioni

2) UNA VOLTA ENTRATI IN BASSO SINISTRA CLICCARE SU PETIZIONE
p.s se usate Mozzilla Firefox vale solo il punto 2


6 Responses to “SICILIA, VAL DI NOTO, SOTTO I GIACIMENTI CULTURALI I GIACIMENTI DI PETROLIO”

  1. Anonymous Anna 

    Condivido pienamente lo sdegno che provi verso l'attuazione di iniziative di tal tipo, deleteree all'ambiente e alla cultura, e invito tutti a prender parte alla petizione promossa dal comitato contrario alle trivellazioni...sperando che la denuncia di questi abusi si riveli effettivamente utile ai fini della tutela del territorio!

  2. Anonymous Roberto Savi 

    Oggi la politica è diventata una branca della finanza.


    credo che l'unica ragione capace di fermare la situazione che hai descritto siano le sprange, i bastoni, i martelli ed i picconi con i quali danneggiare irrimediabilmente machcinari ed attrezzature in uso per le trivellazioni.
    tanto la politica oggi non ha la capacità di ricordarsi che è una branca della filosofia, e che quindi avrebbe a che fare con qualcosa che si chiama "pensiero".
    Oggi la politica è diventata una branca della finanza.
    Di conseguenza l'unica risposta efficace rimane l'atto anarchico e rivoluzionario atto a sovvertire il crimine legalizzato e a ristabilire l'ordine naturale delle cose, il giusto corso degli eventi.

  3. Anonymous dna_spazzatura, 

    Re: Oggi la politica è diventata una branca della finanza.

    non spranghe non bastoni non martelli non picconi!
    Resistenza passiva!
    Non lo fa più nessuno?

  4. Anonymous Roberto Savi 

    Re: Re: Oggi la politica è diventata una branca della finanza.
    non serve a niente.


    negli anni '90 ed in questi primi anni del nuovo secolo, sai dirmi quali risultati ha ottenuto la resistenza passiva?
    qualche titolo di giornale?
    poi?
    la politica - che gestisce un potere -, oramai serva della finanza, se ne è ben fregata.
    ho fatto politica e resistenza, come la dici tu, passiva, per anni.
    si dichiarava un pensiero e si argomentava per sostenerlo.
    le ragioni dell'altra parte, caso strano sempre sostenute da ritorni economici, hanno avuto sempre la meglio.
    quindi contro il denaro forse l'unico strumento funzionale è proprio quel bastone che mettendolo tra gli ingranaggi ferma per forza di cose il giocattolo.

  5. Anonymous Suchaki 

    Re: Re: Re: Oggi la politica è diventata una branca della finanza.



    avrei da obiettare sul fatto che la politica fondi le sue radici nella filosofia, ma a parte questo, non credo affatto che i monumenti barocchi siano in pericolo a causa delle trivellazioni petrolifere, lavoro per una azienda che opera più o meno in quel campo, l'impatto più dannoso potrebbe essere a livello ambientale, io non conosco quella zona, ma non credo che siano presenti giacimenti tali da non poterne fare a meno dello sfruttamento, quindi potrei benissimo condividere e sottoscrivere la petizione.

  6. Anonymous doppia vela 

    Finanziaria e truppe d’appalto.

    Il centrodestra ripropone la vendita delle spiagge demaniali ai privati e va all’attacco dell’ambiente con una legge delega scandalosa



    In queste ore il centrodestra ripropone, di fatto, in Finanziaria la vendita delle spiagge demaniali ai privati concedendo gli arenili pubblici più intatti a chi vi costruirà grandi alberghi.

    In queste ore il centrodestra va all'attacco dell'ambiente con una legge delega scandalosamente al ribasso sul piano delle salvaguardie per parchi, rifiuti, inquinamenti, valutazioni di impatto ambientale, ecc. In queste ore il centrodestra progetta un «colpo basso alla Merloni» (come ha scritto il «Corriere Economia» supplemento del «Corriere della Sera» cancellando cioè, con decreto legislativo, le garanzie di concorrenzialità e di trasparenza negli appalti.

    E continuano ad essere tempi da lupi per l'urbanistica: vola sempre bassa sul cielo del Senato la minaccia della legge Lupi (Forza Italia) già passata alla Camera.

    Per liberalizzare? Apparentemente. In realtà per dare il governo del territorio in mano a pochi grandi detentori di aree. Il criterio di fondo è ovunque lo stesso: il patrimonio pubblico viene privatizzato, ma non per liberalizzarlo. Si tratti di ambiente, di spiagge libere, di appalti, di aree fabbricabili, il fine è quello di trasferirne il controllo a gruppi di interessi forti, a privati potenti. L'interesse pubblico viene ancora una volta abbattuto e divelto in nome di una serie di interessi privati privilegiati. Dietro queste leggi spunta, inesorabile, la logica del Berlusconi immobiliarista.

    Il disegno è chiarissimo e va in un senso preciso: privilegiare e premiare non già il profitto di impresa bensì la rendita fondiaria speculativa. Il tutto a colpi di accetta o di mazza, con leggi la cui struttura e scrittura appaiono delle più rozze, delle più primordiali. Come il capitalismo del quale risultano al servizio.

    Prendiamo la legge Lupi per l'urbanistica. Su di essa è appena uscito un libro utilissimo, a più mani ("La controriforma urbanistica", Editore Alinea di Firenze, con contributi di Edoardo Salzano, Vezio e Luca De Lucia, Luigi Scano, Paolo Urbani ed altri, 12 euro), che consente di mettere a fuoco quel percorso di dissoluzione della pianificazione urbanistica, operata cioè in nome dell'interesse generale, sul quale si sono già messi Comuni (Milano in testa) e Regioni (la Lombardia, ma la stessa Regione Lazio con un disegno di legge molto discusso).

    Con la legge Lupi, viene interrotto "il plurisecolare tentativo dell'autorità pubblica di contrastare o condizionare la proprietà immobiliare" (Salzano), in nome della più schietta cultura liberale tesa a trasferire le risorse da impieghi improduttivi (la rendita) a impieghi produttivi (il profitto). Interviene dunque un cambiamento epocale: i piani regolatori non sono più atti "autoritativi" del potere pubblico elettivo, bensì "atti negoziali". Con chi? Coi cittadini, si risponde ipocritamente. In realtà, con quanti posseggono aree e/o diritti edificabili. Ecco un altro punto essenziale (e micidiale): se un costruttore ha avuto una concessione edilizia pubblica su propri terreni, acquisisce, a vita, un "diritto edificatorio" che può liberamente commercializzare, scambiare (Luca De Lucia). Come se fosse un bene giuridico a se stante, separato dalla proprietà dell'area per cui era stato concesso. Meccanismo infernale perché, prima o poi, tutti i diritti edificatorii acquisiti dovranno essere soddisfatti, indipendentemente dall'interesse pubblico, dalla sostenibilità ambientale, dai valori paesaggistici, ecc. Quale sarà, allora, il potere dell'Ente pubblico (Regione, Provincia, Comune) nei confronti dei proprietari di aree urbanizzabili e di diritti edificatorii? Nient'altro che quello di negoziare, rinunciando così a pianificare in base a criteri di interesse collettivo. Secondo il rito ambrosiano (che qui diventa legge dello Stato), spiega Vezio De Lucia, "progetti e programmi pubblici e privati non sono tenuti ad uniformarsi alle prescrizioni del piano regolatore ma, al contrario, è il PRG che si deve adeguare ai progetti, diventando una specie di catasto dove si registrano le trasformazioni edilizie contrattate e concordate". Conseguenze? Si cancella il principio stesso del governo pubblico del territorio; si incentiva il consumo di suoli; si azzerano gli standard urbanistici nazionali; si elimina la tutela dei beni culturali, ambientali e paesistici dai PRGlocali.
    Uno Tsunami. Un ultimo dato fra i tanti: il consumo di suolo non urbanizzato. In Gran Bretagna, in Francia, in Germania, con strumenti diversi, si adottano leggi per "risparmiare" sul consumo di suolo, agricolo o comunque non urbanizzato. In quei Paesi "lo spazio rurale rappresenta nel suo complesso un bene comune" (Antonio di Gennaro), utile alla produzione agricola, al riciclo di risorse e alla ricostituzione di aria, acqua, terra, ecc., al mantenimento degli ecosistemi, delle biodiversità, del paesaggio. Da noi, no. Eppure, in poco più di mezzo secolo, ci siamo "mangiati", ricoprendolo di cemento e asfalto, quasi il 40 per cento della superficie non urbanizzata del 1951. Ad un ritmo, come minimo, doppio di quello tedesco il quale sta sui 47.000 ettari l'anno. Noi superiamo i 100.000 e talora i 200.000 ettari. Un impazzimento collettivo. Ma, mentre l'Europa più avanzata, ne discute e vara misure di "risparmio" del suolo, di riciclo delle aree già urbanizzate, ecc. noi, il Bel Paese dove il paesaggio è ricchezza anche turistica, non ci pensiamo per niente. Anzi, con la legge Lupi, il centrodestra propone di potenziare la logica di quella devastante "abbuffata" territoriale che già ora ha cancellato i confini fra città e città, facendo sparire la campagna.

    (Fonte; VITTORIO EMILIANI)

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  • Stato: Italia
  • Ho visitato il mio primo sito culturale all'età di 8 anni insieme ai miei genitori. Era il Colosseo e ne rimasi affascinato. Da allora non ho mai smesso di visitare monumenti. Ad un certo punto della mia vita ho deciso di trasformare questa mia passione in un lavoro. Mi sono iscritto ad un corso di laurea in management dei beni culturali laureandomi con il massimo dei voti. Da più di un anno lavoro nel settore culturale collezionando successi e delusioni. Essendo a contatto con diversi operatori mi sono fatto un'idea precisa. La gestione dei beni culturali, salvo pochi casi, versa in una condizione disastrosa. La mancanza di risorse, gli sprechi assurdi, le carenze organizzative e la presenza di persone incompetenti fanno si che il nostro patrimonio sia spesso mal gestito e sfruttato. In questo blog vorrei parlare liberamente di tutte le cose che non condivido e che avrei voglia di cambiare. Spero un giorno di poter essere un buon amministratore e di contribuire alla valorizzazione del nostro patrimonio o, per dirla alla maniera di P. Daverio, della nostra eredità culturale.
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