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Forme di Gestione


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The Box in a Valise or From or by Marcel Duchamp or Rrose Selavy - Original version? 1935-41


Dopo un biennio di “rodaggio”, il legislatore ha deciso di emanare delle norme che correggono ed integrano il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Le modifiche apportate agli articoli 112 e 115 conducono verso un maggiore coinvolgimento o apertura dei privati nella gestione del nostro patrimonio culturale.

Nella prima versione del Codice l’attività di valorizzazione, a cui era riconducibile la gestione, avveniva secondo le seguenti modalità:

1) diretta;

2) indiretta tramite affidamento;

3) indiretta tramite concessione a terzi a seguito di preliminare valutazione comparativa e successiva selezione per procedura ad evidenza pubblica.

Nella bozza approvata dal Consiglio dei Ministri (16/12/05), se ne prevedono due :

1) diretta: tramite strutture interne all'amministrazione o tramite i "nuovi soggetti giuridici", definiti in base agli accordi dell'art. 112, comma 4bis (la costituzione di appositi soggetti giuridici pubblici o privati cui affidare le attività e i processi di valorizzazione).

2) indiretta: tramite concessione a terzi individuati in base a procedure di evidenza pubblica,

Nelle nuove norme viene, di fatto, indebolita la gestione diretta (pubblica) e rafforzata la gestione indiretta, (misto pubblico-privata o solo privata), facendo prevalere in questo senso la sussidiarietà orizzontale rispetto a quella verticale,

È una via obbligata? Sembra di si perché di fatto le soprintendenze, nello stato in cui si trovano, sembrano essere più adatte ad una funzione di controllo e di coordinamento più che ad una gestione diretta del museo.

In suo recente intervento, il soprintendente Bottini ha illustrato in maniera lucida la situazione in cui versano le amministrazioni periferiche del MiBAC.

I problemi sono:

- La mancanza di risorse economiche.

- L’inesistenza del turn-over del personale.

- L’arcaica organizzazione del personale e della gestione dei rapporti sindacali.

- L’impossibilità di assumere stabilmente precari qualificati.

Il modello di gestione disegnato dal Codice sembra essere un percorso obbligato a meno che non ci sia un cambiamento di rotta nelle politica culturale dello Stato.

Per (ri)affermare il ruolo del soggetto pubblico nella valorizzazione e nella gestione del nostro patrimonio culturale bisognerebbe:

- Aumentare la spesa in cultura, almeno dallo 0,37% all’1% o al 3,5% come in Francia, Spagna o Portogallo.

- Dividere nettamente le spese in conto capitale da quelle correnti, al fine di programmare meglio gli investimenti.

- Investire in infrastrutture.

- Cominciare ad assumere più personale che abbia le competenze classiche (archeologi, architetti, chimici, ecc.) e quelle nuove (responsabile per lo sviluppo, del sito web, ufficio stampa e pubbliche relazioni, ecc), seguendo le linee dettate dalla Carta Nazionale delle Professioni Museali.


1 Responses to “Forme di Gestione”

  1. Anonymous Anna 

    Ciao, sai se sono stati pubblicati articoli inerenti alle modifiche apportate al Codice? In particolare sarei interessata agli artt. 112 e 115. Grazie mille.
    Anna

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Profilo

  • Nome: Blogger Culturale
  • Stato: Italia
  • Ho visitato il mio primo sito culturale all'età di 8 anni insieme ai miei genitori. Era il Colosseo e ne rimasi affascinato. Da allora non ho mai smesso di visitare monumenti. Ad un certo punto della mia vita ho deciso di trasformare questa mia passione in un lavoro. Mi sono iscritto ad un corso di laurea in management dei beni culturali laureandomi con il massimo dei voti. Da più di un anno lavoro nel settore culturale collezionando successi e delusioni. Essendo a contatto con diversi operatori mi sono fatto un'idea precisa. La gestione dei beni culturali, salvo pochi casi, versa in una condizione disastrosa. La mancanza di risorse, gli sprechi assurdi, le carenze organizzative e la presenza di persone incompetenti fanno si che il nostro patrimonio sia spesso mal gestito e sfruttato. In questo blog vorrei parlare liberamente di tutte le cose che non condivido e che avrei voglia di cambiare. Spero un giorno di poter essere un buon amministratore e di contribuire alla valorizzazione del nostro patrimonio o, per dirla alla maniera di P. Daverio, della nostra eredità culturale.
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